La trama

Mario
Ruoppolo (Massimo Troisi), E' un disoccupato figlio di pescatori.
Vive in un isola che da poco ha dato asilo politico al grande
poeta cileno Pablo Neruda. E proprio in occasione di ciò, Mario
viene assunto in qualità di postino, proprio per consegnare la
posta al poeta. Il resto della popolazione è in gran parte
analfabeta, quindi fino ad allora non cìera stato bisogno di
postini. Cosi Mario inizia il suo lavoro, consegnando la posta al
poeta tutti i giorni, e meravigliandosi del gran numero di donne
che gli scrivono: "Oh, ma tutte donne, tutte
donne...". Giorno dopo giorno, Mario rimane sempre più
affascinato dal poeta, tanto da comprare un suo libro di poesie.
Poi timidamente se lo fa autografare, dicendogli: "Me
lo rende unico maestro?" e lo legge tutti i giorni, a
casa, all'osteria, ovunque. Mario entra in
confidenza con "Don Pablo" Come lo chiama lui,
gli legge le lettere, chiede spiagazioni sulle sue poesie
e gli dice che anche a lui piacerebbe scriverle: "Come..
come si diventa poeti?" e Neruda: "Prova a
camminare sulla riva fino alla baia, guardando intorno a te"
- "E mi vengono le metafore?" - "certo".
Un giorno Mario entra in osteria, e, ha una visione! C'è
una bellissima ragazza che gioca sola, a biliardino. E' Beatrice (M.G.
Cucinotta), figlia della proprietaria. Mario si avvicina, e
comincia a giocare con lei fissandola, senza dire niente, o meglio
dice solo: "Come
ti chiami?" E lei "Beatrice Russo".
Corre subito dal poeta.. "Don Pablo vi devo parlare, è
importante.. mi sono innamorato!" - "Ah menomale, non è
grave c'è rimedio" - "no no! che rimedio, io voglio
stare malato.." E poi spudoratamente gli chiede: "io
non vorrei disturbare però.. me la scriverebbe nà poesia pe'
Beatrice.." Il poeta si alza stizzito e se ne và, Mario
lo raggiunge e lui gli dice nervoso: "Ma se non la conosco
neppure! Un poeta deve conoscere la fonte della sua
ispirazione" E lui: "Ho portato questa pallina,
che lei si è messain bocca... può servire? Don Pablo se non mi
aiutate voi chi mi aiuta? Qua sò tutti analfabeti, tutti
pescatori.." - "Ma anche loro sono sposati, avranno
detto qualcosa alle loro donne per farsi sposare; Tuo padre che
lavoro fa?" - "Il pescatore..!" - "Ma avrà
detto qualcosa
a tua madre.." - "Non credo proprio, anche perchè mio
padre non parla mai!". Il giorno dopo Mario porta
la posta a Neruda, e lui gli regala un libro per scrivere le sue
poesie.. "Ti può servire per le metafore.." Poi
vanno insieme all' osteria, perchè il poeta vuole vedere Beatrice
da vicino, e d'avanti a lei, scrive una frase sul libro di Mario,
dimostrando cosi di essere amici. I giorni seguenti Mario inizia a
corteggiare Beatrice, con le parole, o meglio, con le poesie di
Neruda, e inizia a fare breccia nel suo cuore. La madre di lei,
vedendola stranita le chiede spiegazioni: "Che ti ha
detto?" Riferendosi a Mario "Metafore.."
risponde. "Metafore? e chi t'ha ntise mai e' parlà
accussì difficile!". Poi Mario esagera, dando a
Beatrice una poesia un pò.. pesante, dal titolo: Nuda! La madre
gliela prende e la porta subito dal prete per farsela leggere,
quando ne sente il contenuto, si dirige immediatamente da Neruda,
per lamentarsi di tutto ciò, e per far dire a Mario, di non farsi
vedere mai più altrimenti: "Una schioppettata non
gliela leva nessuno!". Neruda più tardi, si lamenta con
Mario per quello che ha fatto: "Se penso che hai regalato
a Beatrice la poesia che avevo scritto per Matilde.." (La
sua donna) E Mario: "La poesia non è di chi la scrive, è
di chi gli serve...". La sera stessa Beatrice
scappa e va a trovare Mario, e... succede! Cosi, decidono di
sposarsi, e Neruda gli fa da testimone. Durante la cerimonia, il
poeta riceve una lettera dal Cile, che gli annuncia che il mandato
d'arresto nei suoi confronti è stato revocato, e che quindi
tornerà a casa. Il giorno dopo Mario gli consegna l'ultima posta,
Neruda vorrebbe dargli dei soldi ma Mario rifiuta, si abbracciano
e si salutano. Da quel giorno Mario inizia a scrivere poesie, e ad
interessarsi di comunismo, contribuendo naturalmente al lavoro in
osteria. La vita scorre, Neruda viaggia da un capo all'altro del
mondo per premi, conferenze ecc. e Mario ne segue tutte le gesta,
sperando che passando dall'Italia, possa tornare a trovarlo.
Beatrice annuncia che sta aspettando un bambino, e Mario vorrebbe
chiamarlo Pablito in onore del poeta, anche se lei non è molto
concorde. Un giorno a Mario arriva una lettera dal Cile: "Oh,
è la prima lettera che ricevo..", Contento pensa
che sia Neruda che gli scrive, ma è qualcun'altro, che per conto
del poeta, gli chiede di spedire degli oggetti personali rimasti
nella sua casa, Mario ci rimane male. Cosi, gli spedisce la roba,
ma decide di registrare tutti i suoni dell'isola, per far rivivere
al poeta tutti i momenti vissuti con lui. Passa qualche anno e
Neruda e sua moglie, tornano nell'isola, entrano nell'osteria e
vengono accolti da un bambino che gioca, dall'altra stanza c'è
sua madre, Beatrice, che lo chiama: "Pablito.." e
Mario? Mario purtroppo non c'è più, è morto prima che suo
figlio nascesse, in una manifestazione comunista. Ed il poeta, che
ora ascolta quella registrazione che non ha mai ricevuto,
passeggia sulla spiaggia, ricordando l'amico al quale, pur
inconsapevolmente, aveva cambiato la vita.